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I primi lavori nella storia delle costruzioni che costituiscono un esempio di struttura spaziale risalgono all’inizio del secolo XIX. Un impulso considerevole alle costruzioni metalliche venne dato dallo sviluppo delle ferrovie in Europa, cominciato a partire dal 1850 circa.
I ponti delle ferrovie furono costruiti nella gran parte dei casi in elementi di acciaio orditi secondo grigliati spaziali semplici a membrature parallele.
La struttura reticolare si mostrò più vantaggiosa di quella a parete piena per la sua maggiore razionalità dal punto di vista statico che conduceva ad una maggiore leggerezza.
La messa a punto di idonei metodi di calcolo, grazie ai lavori di Ritter, Culmann e Maxwell negli anni ’60, contribuì ulteriormente all’affermazione di tale tipologia.
Questi studi portarono ad una nuova concezione dell’elemento strutturale, da allora considerato a tre dimensioni.

Una struttura tridimensionale considera i carichi distribuiti sull’intero sistema, ovvero ciascun elemento fornisce un suo contributo alla resistenza ai carichi applicati.
Un carico applicato ad una trave semplicemente appoggiata viene trasmesso, attraverso la struttura, direttamente ai suoi appoggi.
Se si forma nel piano orizzontale, un reticolo di travi intersecantesi, il carico applicato sarà distribuito tra tutti gli elementi del reticolo e, quindi, a tutti gli appoggi.
Le moderne teorie di calcolo ali elementi finiti sono basate sull’idea di discretizzazione del continuo, ovvero ogni organismo strutturale può essere considerato composto da un reticolo tridimensionale costituito da elementi monodimensionali opportunamente collegati tra loro da cerniere distribuite su tutta la superficie del solido continuo.