Cupole Geotediche

La genesi spaziale geometrica delle cupole geodetiche è basata sulla scomposizione di solidi tridimensionali regolari che, attraverso le geniali intuizioni dell’Architetto americano Richard Buckminster Fuller, si trasformano nel solido conosciuto più prossimo alla sfera.
Le proprietà dei poliedri sono di fondamentale importanza per l’analisi della generazione geometrica che porta alla composizione spaziale delle cupole geodetiche. I poliedri possono essere considerati come schematizzazione della sfera.

Il rapporto tra il volume che ogni poliedro riesce a contenere e lo sviluppo della superficie, delle facce rappresenta la capacità di ogni solido a contenere il massimo volume con una minima superficie.
La cupola geodetica, in quanto discretizzazione ottimale della sfera e derivante dalla scomposizione diretta di un poliedro, è il solido che più si approssima alla caratterista intrinseca della sfera di contenere un grosso volume con la minima superficie.
È possibile scomporre geodeticamente tutti i poliedri regolari, operando o sulla faccia piana del poliedro generatore o direttamente sulla faccia del poliedro sferico derivante dalla proiezione del solido sulla superficie sferica che lo contiene.

Naturalmente la schematizzazione è più omogenea all’aumentare del numero delle facce del poliedro generatore. Il numero di parti in cui viene diviso lo spigolo del poliedro è detto “frequenza”, mentre la funzione che definisce la lunghezza finale dell’asta in ragione del tipo di poliedro prescelto, della frequenza e del raggio della sfera circoscritta al poliedro di origine, si chiama “fattore di corda”.